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Dieci milioni a esclusi

28/07/2010

Un finanziamento alle donne marocchine per creare una loro impresa o un prestito a un gruppo di ex detenuti per gestire i beni sequestrati alla mafia. E poi giovani, donne e tutte quelle categorie di persone che fanno fatica a ottenere denaro dalle banche ma che, invece, hanno dei progetti validi da realizzare.

A disposizione, all'incirca 25 mila euro per rendere concreta l'idea vincente; un microcredito, dunque, al di fuori dei circuiti tradizionali del credito, per creare la propria impresa. È con questo obiettivo che parte l'alleanza Palazzo Chigi-Unioncamere, ovvero il memorandum d'intesa siglato ieri nella sala stampa della sede del governo tra Mario Baccini, presidente del Comitato nazionale italiano permanente per il microcredito (istituzione di Palazzo Chigi creata dal precedente governo) e Ferruccio Dardanello, presidente dell'associazione che riunisce tutte le Camere di commercio, alla presenza del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Un accordo che prevede, tra l'altro, la creazione di un fondo di garanzia di 10 milioni di euro, «che contiamo ulteriormente di aumentare» ha spiegato Dardanello «con un prestito di 25 mila euro di media per ogni progetto».
L'obiettivo, insiste Baccini, «è di includere nel modello economico le fasce più deboli: immigrati, ex carcerati, donne, giovani. Penso a un accordo che abbiamo già fatto: in Italia ci sono 180 mila donne marocchine, ne possiamo individuare 70-80 e vedere se ci sono potenziali imprenditrici e poi passare alla loro formazione». Sulla falsariga del meccanismo reso famoso dal banchiere dei poveri Yunus, «ma in un sistema europeo», spiega Baccini «vogliamo rendere possibile la realizzazione di microimprese». A sottolineare l'importanza del settore del microcredito, il presidente del Comitato fa sapere che nei giorni scorsi «il presidente del consiglio Silvio Berlusconi ha firmato una direttiva con indicazioni a tutte le amministrazioni affinché si raccordino con il Comitato per fare sistema». Tanti italiani «in questi due anni hanno perso il lavoro e sono oggi alla ricerca di un'occasione per avviare un'attività in proprio» aggiunge Dardanello «e la disponibilità di un finanziamento, anche di piccola entità, può essere spesso determinante per il successo di questi che sono progetti di vita, su cui si gioca il futuro di tante famiglie. Allo stesso modo tante piccole e piccolissime imprese che hanno resistito ai momenti più difficili dei mesi scorsi, oggi potrebbero agganciare più facilmente la ripresa se potessero contare su un accesso al credito più flessibile e ritagliato sulle loro esigenze».

di Giovanni Galli

da Italia Oggi del 2/07/2010